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Perché è stata necessaria la riforma Fornero

Riforma Fornero perchè è stata necessariaDa un po’ di anni ormai siamo abituati a sentire parlare di riforma Fornero, di pensione integrativa o siamo stati toccati direttamente o indirettamente dai cambiamenti che sono stati apportati al sistema pensionistico italiano. Ma siamo sicuri di aver ben compreso il come e il perché di questi cambiamenti?

Perché la riforma Fornero è stata davvero necessaria?

Partiamo dal fatto che la riforma Monti-Fornero, entrata in vigore il 1° gennaio 2012, non è stata un fulmine a ciel sereno, ma la continuazione di un processo di evoluzione e riforma profonda del trattamento pensionistico italiano. La ragione principale risiede nei cambiamenti demografici che hanno caratterizzato il nostro paese (così come tutti gli altri paesi considerati ricchi e benestanti).

Esistono due indicatori demografici che è fondamentale considerare ai fini pensionistici: l’aspettativa di vita media e la natalità.
Siamo la seconda popolazione al mondo per longevità (dopo i giapponesi) con un’età media di circa 80 anni per gli uomini e 85 per le donne, mentre siamo il 183° paese (su 195) per natalità con circa 9 nascite ogni 1000 persone e purtroppo la tendenza delle nuove nascite è in continua flessione.

Quindi ci sono sempre più persone che vivono in media per un maggior numero di anni dopo essere andati in pensione (e che quindi percepiscono una pensione vitalizia che in molti casi supera i contributi che hanno versato mentre lavoravano) e ci sono di contro sempre un minor numero di giovani lavoratori (rispetto ai pensionati) che versano i contributi.

Ad oggi i pensionati in Italia sono 20 milioni, quindi un terzo circa della popolazione e sono in un rapporto di 1 a 1 con i lavoratori. Con i processi demografici sopradescritti, ci troveremo nei prossimi decenni ad avere 3 pensionati per ogni lavoratore. Senza tener conto del fatto che se in passato, si percepiva una pensione che in media corrispondeva all’80-90% dell’ultimo stipendio, adesso più si va avanti e più l’importo della pensione scenderà fino ad arrivare a percentuali prossime a un 20-30% del reddito da lavoro (per i ventenni-trentenni di oggi) quindi assolutamente inadeguate a poter vivere in modo dignitoso.

Si tratta quindi di un processo che difficilmente può avere un’inversione di tendenza. Ecco il perché delle riforme pensionistiche e in particolare dell’ultima, la tanto discussa riforma Fornero (di cui parleremo in maniera più approfondita nel prossimo articolo), necessarie per cercare di accelerare il processo di adeguamento del sistema pensionistico italiano ai cambiamenti demografici in atto e per trovare una risposta al buco di ormai 10 miliardi di € dell’INPS.

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