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TFR nella previdenza complementare: vantaggi per tutti

tfr fondo pensioneDal 2007, esiste la possibilità per tutte le categorie di lavoratori dipendenti di scegliere se destinare o no il proprio tfr a una forma pensionistica complementare. Sia che si tratti di fondi chiusi (riservati solo a determinate categorie di lavoratori) che aperti (accessibili a tutte le categorie di lavoratori dipendenti), in alcuni casi se ne sa ancora poco, cercheremo quindi in seguito di fare un po’ di chiarezza.

TFR nella previdenza complementare: vantaggi per il lavoratore

In base al d.lgs. 252/2005, il vantaggio principale consiste nel risparmio fiscale che si ottiene al momento della pensione statale: sul tfr accumulato (dal momento dell’adesione al fondo pensionistico in poi) non viene calcolata la tassazione Irpef che cresce in base agli scaglioni reddito (min 23% max 43%), bensì in base a un’aliquota secca del 15%. Grazie però all’abbattimento dello 0,30% per ogni anno di partecipazione superiore al 15°, la tassazione effettiva si riduce ulteriormente in base alla permanenza nel piano. In ogni caso il minimo di tassazione può essere del 9% (ad esempio nel caso in cui manchino 35 anni alla pensione).

Ad esempio, ipotizzando di avere un’aliquota Irpef al 30% al momento della pensione e ipotizzando di aver maturato 50.000€ di tfr, nel caso in cui il tfr sia rimasto in azienda si percepirà un tfr effettivo pari  a: 50.000€-(50.000€*30%)= 35.000€. Se invece il tfr viene destinato a un fondo pensione, il calcolo diventa 50.000€-(50.000€*15%)= 42.500€ o addirittura 50.000€-(50.000€*9%)= 45.500€. Quindi in base all’esempio, un lavoratore a cui mancano meno di 15 anni alla pensione, che decide di aderire con il proprio tfr alla pensione complementare, gode di un risparmio di 7.500€, mentre un lavoratore più giovane a cui mancano 35 anni ancora di carriera risparmia 10.500€ rispetto all’alternativa di lasciare il tfr in azienda.

È inoltre possibile richiedere dei riscatti parziali anticipati nei seguenti casi: 75% del capitale fin da subito per gravi motivi di salute (per sé, coniuge o figli);  75% del capitale dopo 8 anni di adesione per acquisto/ristrutturazione della prima casa (per sé o per i figli); 30% del capitale dopo 8 anni per qualsiasi altro motivo.

Infine è bene sapere che ci sono varie opzioni a scadenza tra cui scegliere: ritirare il capitale al 100% (nel caso in cui il 70% del capitale maturato, convertito in rendita non generi una rendita superiore a metà dell’assegno sociale in vigore); oppure optare per il capitale al 50% e la rendita vitalizia al 50%; o infine convertire al 100% il capitale in rendita vitalizia.

Vantaggi per il datore di lavoro

Lo sgravio fiscale per l’azienda è pari al 6.39% sulla quota tfr versata  alla previdenza complementare nel caso in cui il lavoratore dipendente decida di aderirvi.  Oltre al fatto che nel caso in cui si tratti di un’azienda di piccole dimensioni, un vantaggio ulteriore per il datore di lavoro può consistere proprio nel mettere da parte piano piano il tfr del dipendente in un fondo pensione piuttosto che tirare fuori l’intera cifra da liquidare al momento del pensionamento del lavoratore.

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