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Pensione integrativa: una scelta obbligata?

Pensione integrativa per un futuro serenoNei precedenti articoli “Perché la riforma Fornero è stata necessaria” e “Pensione: dobbiamo pensarci da soli!” abbiamo cercato di delineare il come e il perché dei recenti cambiamenti pensionistici e dell’influenza che avranno sui nostri redditi futuri, in seguito illustreremo qualche consiglio, come ad esempio il ricorso alla pensione integrativa, su come tutelare concretamente il proprio tenore di vita futuro e costruire quindi con serenità la propria pensione.

Iniziamo a visualizzare la pensione come una casa che ognuno di noi deve costruire: la casa deve avere fondamenta solide e i calcoli per costruirle devono essere ben impostati e in corso d’opera è necessario controllarli più volte per essere sicuri che la casa non crolli. Per pianificare bene il proprio futuro pensionistico bisogna costruire 3 pilastri.

Il primo pilastro è costituito dalla pensione statale o derivante dal proprio ente previdenziale professionale: mentre in passato questo costituiva il pilastro portante, d’ora in poi sarà sempre più esile e sottile. Dalle stime che si basano sui cambiamenti legati all’aspettativa di vita e soprattutto dai calcoli sui coefficienti di trasformazione della riforma Fornero, il rapporto della pensione ordinaria rispetto al reddito da lavoro sarà estremamente penalizzante (le stime indicano un 60% per chi è prossimo alla pensione, fino ad arrivare a un 20-30% per chi inizia  a lavorare in questi anni).

Pensione integrativa e complementare sono i pilastri per il nostro futuro

Il secondo pilastro è rappresentato dalla cosiddetta “pensione complementare”: in particolare, parliamo della possibilità di destinare il proprio tfr a fondi integrativi pensionistici chiusi (riservati ai soli lavoratori aderenti a un determinato contratto collettivo nazionale) o aperti (accessibili a tutti). Scegliendo questa opzione, il tfr (v. articolo “TFR: cos’è e come calcolarlo”) viene comunque liquidato al momento della pensione in queste formule: 100% rendita vitalizia, 50% rendita e 50% capitale, 100% capitale (nel caso in cui non si superi una determinata soglia, che semplificando è intorno ai 70.000€ di tfr maturato nel fondo pensione).

Il vero vantaggio del tfr nei fondi pensione è sulla tassazione a scadenza: non seguirà le aliquote irpef (min. 23% max. 43%), ma sarà una tassazione secca al 15% (che scende in base alla permanenza nel fondo, fino a un minimo del 9%). Ad ogni modo, la scelta di destinare il tfr permette di incrementare al massimo del 10% l’importo pensionistico statale.

L’ultimo pilastro è dunque il più importante, quello a cui fare più attenzione. In base alla propria età e ai propri obiettivi di reddito futuro, occorre ricorrere privatamente con i propri risparmi ad una pensione integrativa. Fondamentale diventa l’arco temporale che si ha davanti: più si è giovani e meglio si può sfruttare la propria età, iniziando fin da subito a porre mattone dopo mattone le fondamenta della propria “casa previdenziale”.

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