Browse By

Pensione? Dobbiamo pensarci da soli!

Pensione-dobbiamo-pensarci-da-soliAddentriamoci in maniera più approfondita nella Riforma Fornero, in vigore dal 1° gennaio 2012, per cercare di comprendere bene cosa è cambiato (verranno in seguito delineati i punti principali) e soprattutto per essere il più possibile consapevoli di come pianificare al meglio la propria pensione e i propri redditi futuri.

In primo luogo, è stata innalzata l’età pensionistica per tutti (uomini, donne, dipendenti pubblici e privati, lavoratori autonomi) stabilendo i requisiti in base all’età anagrafica (pensione di vecchiaia) e non più in base agli anni di contributi versati (pensione di anzianità), anche se comunque occorre aver versato per almeno 20 anni i contributi: entro il 2018 per tutte le categorie di lavoratori saranno necessari 66 anni e 3 mesi di età per poter andare in pensione; in seguito, tale requisito verrà gradualmente innalzato per adeguarsi all’incremento dell’età media.

Il calcolo contributivo come unico sistema per la pensione

La riforma ha inoltre attuato il passaggio per tutti dal sistema di calcolo retributivo a quello contributivo. Con il metodo retributivo, la pensione veniva calcolata tenendo conto degli ultimi 5 stipendi prima di andare in pensione, corrispondenti solitamente ai migliori stipendi di tutta la carriera lavorativa e spesso comprensivi di scatti di anzianità, e inoltre l’assegno pensionistico era molto vicino all’importo dell’ultimo reddito da lavoro. Senza conteggiare, dunque, quanti contributi (c.d. montante contributivo) effettivamente erano stati versati all’Inps (e il meccanismo era analogo anche per le casse previdenziali private e professionali).

Il calcolo contributivo, invece, individua l’importo della pensione vitalizia suddividendo il montante contributivo totale di tutta la vita lavorativa (comprendendo quindi anche i primi anni in cui si è guadagnato di meno) in base all’aspettativa di vita media; quindi a parità di montante contributivo più aumenta l’aspettativa di vita, minore è l’importo della pensione. Si può comunque affermare che il contributivo ridistribuisca il reddito in maniera più equa tra le generazioni rispetto al retributivo: tanto ho versato, tanto prenderò di pensione.

In base alla riforma Dini del 1995, rientravano nel metodo retributivo tutti coloro che al 1° gennaio 1996 avevano già versato 18 anni di contributi; nel metodo contributivo, chi invece aveva iniziato a lavorare dopo tale data; infine con meno di 18 anni di contributi versati si aveva diritto a un sistema di calcolo misto tra i due metodi. Dal 1° gennaio 2012, tutti hanno il contributivo, per cercare di ridurre maggiormente il divario tra i differenti trattamenti pensionistici.

Infine, date le variazioni demografiche che la popolazione italiana sta attraversando (v. precedente articolo “Perché è stata necessaria la riforma Fornero”), la riforma prevede l’accelerazione dell’adeguamento periodico dei coefficienti di trasformazione (che misurano la conversione del montante contributivo in rendita pensionistica secondo l’aspettativa di vita media) che, dal 1° gennaio 2019, saranno abbassati ogni 2 anni invece che ogni 3. In parole povere, è come dire che ogni 2 anni viene innalzata l’aspettativa di vita e che quindi viene diminuita la percentuale di pensione rispetto al reddito da lavoro.

3 thoughts on “Pensione? Dobbiamo pensarci da soli!”

  1. Trackback: diggita.it
  2. Trackback: ZicZac.it, clicca qui e vota questo articolo!
  3. Pingback: La pensione integrativa per garantirci un futuro sereno
  4. Trackback: La pensione integrativa per garantirci un futuro sereno

Rispondi

Piaciuto l'articolo?
Diventa nostro fan
Stai sereno su Facebook
 
Powered by Autience